giovedì 18 febbraio 2010

La storia del punto croce

Perché paragonare questa tecnica allo zen?
Semplice: in entrambi i casi, spiega Tiziana Fumagalli, la mente si libera dagli affanni quotidiani aiutando la persona a raggiungere l'illuminazione. Il punto croce, piccolo segno usato in mille modi diversi, permette di scaricare lo stress, esercitare la pazienza e mettere alla prova la volontà.



Il  punto croce probabilmente è nato nella notte dei tempi in Oriente per poi diffondersi in Occidente durante il Medio Evo grazie alle decorazioni degli abiti ecclesiastici. Non ci sono molti reperti autentici, piuttosto si può parlare di fonti storiche in cui si descrivono le opere realizzate. Ad esempio, la Bibbia parla del Tabernacolo costruito da Mosé: "... fece il velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Lo fece con figure di Cherubino, lavoro di un ricamatore" (Esodo, 36,35).

In Italia, e precisamente in Sicilia, questa arte inizia intorno all’anno mille, durante il dominio dei Saraceni, che vi introducono laboratori di tessitura e di ricamo, rispettivamente Thiraz e Rakam, dai quali escono manti cerimoniali di grande pregio. La parola ricamo deriva dal lemma arabo raqm (racam) che significa “segno, disegno”.

A partire dal 300 nascono i primi laboratori soprattutto a Frienze (da qui il nome opus florentinum) in cui esercitano soprattutto uomini, anche se alcune testimonianze accennano alla presenza di donne e monache.
In particolare, era il passatempo preferito delle nobili dame ed è per queste che nel ‘500 sono pubblicati i primi libri di modelli di ricami. Una delle pubblicazioni più antiche sembra essere Il burato, libro de ricami, di Alex Paganino, senza data, ma probabilmente del 1527. Seguiranno di Giovanni Tagliente "Esemplario novo" che insegna alle donne a “cuscire, a recamare e a disegnare”.

Dei ricami dell’epoca non mancano documentazioni iconografiche nella copiosa ritrattistica pittorica: sono così molto ben visibili i ricami di seta color ruggine, blu, rossa, nera oppure con filato d’oro, a sottolineare gli scolli e i polsi delle camice da giorno. Nell’arredo, su schienali e sedili di poltrone, si imita con l’ago, a punto croce o a piccolo punto, l’effetto arazzo delle “tapisseries” fiamminghe ed italiane.


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